Sincerità

Tutti dicono di volere qualcosa che in verità non sono in grado di gestire: una mente pensante.

-Dimmi pure quel che pensi, se non siamo d’accordo fa nulla il dialogo ci arricchirà.

Siate sinceri con voi stessi:

di fronte a ciò che si allontana un attimo da quelli che sono i vostri pensieri voi non sapete far altro che criticare e additare.

Riempirsi la bocca di rispetto, perché è cool, ma non sapere minimamente cosa significhi.

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(Bojack Horseman)

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Il potere delle emozioni

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Ho iniziato a leggere il libro di Gill Hasson, “Capire la mindfulness”, e improvvisamente ciò che ho sempre pensato sulle emozioni e sul modo di gestirle ha trovato una sua conferma.

Hasson dice:

“accettare un’emozione significa lasciare che si manifesti in un certo momento senza cercare di cambiarla o di mutare l’esperienza o l’evento che l’ha scatenata. Qualunque cosa proviate, l’accettazione vi evita tante sofferenze. Vedete l’emozione per quello che è, senza giudicarla e senza cercare di liberarvene. Invece di etichettarla come buona o cattiva prendetene atto e osservatela. Non si tratta di negarla o cercare di controllarla o cambiarla; vi si chiede solo di compiere un passo indietro e vederla a distanza, come fosse un’entità distinta da voi”.

Ecco allora che le emozioni assumono valore in quanto tali e che ciò che proviamo cessa di essere una colpa. Quante volte ci siamo sentiti inadeguati o esagerati per le nostre reazioni a determinati eventi che per altri erano considerati sciocchezze? Quante volte ci siamo sentiti sbagliati perché quella frase detta con leggerezza da una persona a cui teniamo ci ha feriti? Quante volte abbiamo taciuto per non creare scompiglio?

Ogni volta che ci sentiamo in colpa per un’emozione che proviamo ci stiamo negando una parte di noi stessi; ecco perché le emozioni vanno vissute, elaborate e capite. Sono le nostre emozioni e ci insegnano qualcosa sia sul nostro modo di reagire alle cose che sui valori che abbiamo scelto, a volte addirittura inconsapevolmente, di abbracciare.

Diamoci una mano ad essere almeno sereni e smettiamo di sentirci colpevoli per ciò che ci proviamo: se vogliamo incazzarci per un buongiorno stitico, se vogliamo ridere per una battuta fuori luogo, se vogliamo rispondere ad un capo pressante, se vogliamo piangere davanti a un film romantico, se vogliamo rimanerci male per un mi piace di troppo (o in meno, a seconda dei casi), facciamolo. Siamo noi, sono le nostre emozioni e vanno accettate prima di capire come gestirle al meglio per limitare uno stress che nel 90% dei casi è causato da noi stessi.

E voi che tipologia di “emotivi” siete?

C’è vita intorno a noi, godetevela.

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Da un paio di anni mi sono trovata a vivere in quella che forse è la città più “frenetica” per eccellenza, dove se per caso ti fermi due secondi vieni travolto.

Una costanza di fretta, di corsa come se una volta arrivati al capolinea si potesse ricominciare tutto da capo.

Ho sempre pensato che la vita fosse fatta di tanti bei momenti di cui godere, il che presupporrebbe avere degli interessi variegati, coltivarli e non essere concentrati sempre e solo sul proprio portafoglio o sul proprio stacanovismo.

Di recente mi è capitato di imbattermi in un articolo sul web sulla questione migranti, non entro in merito al discorso perché francamente sono molto più preoccupata dai commenti letti.

“La gente che sta lì a perder tempo a manifestare è quella che non ha un cazzo da fare nella vita, ma andate a lavorare!”.

Ecco, il lavoro.

Il lavoro dovrebbe nobilitare l’uomo, dovrebbe essere un diritto non un dovere.

Si lavora per la propria sussistenza, spesso sottopagati, spesso per 12 ore al giorno ma nel momento in cui si decide di fare ANCHE altro, oltre alla lobotomizzazione in ufficio, uscendo ogni giorno sempre un’ora più tardi perchè se per caso esci alle 18 sei un fancazzista, non si può essere crocifissi.

Credo si stia perdendo veramente il senso della vita.

Come se il proprio valore come persona dipendesse da quante ore (in più) decidi di rimanere in ufficio, come se rispettare la propria dimensione privata oltre quella lavorativa non fosse concesso o, addirittura, fosse da penalizzare. Come se una vita piena di altro non fosse degna di essere vissuta o addirittura pensata.

Come se decidere di manifestare CIVILMENTE per le proprie idee fosse da facinorosi intellettuali di sinistra fancazzisti barboni.

Il tempo è sacro, va vissuto, gestito, goduto.

Il modo in cui ognuno sceglie di trascorrere le proprie giornate non può, anzi non deve, essere messo in discussione e non posso sentirmi in difetto se scelgo di mantenere un equilibrio tra vita privata e vita lavorativa, se mi permetto di decidere di fare anche altro. Avere delle passioni, leggere dei libri, parlare con le persone, espandere i miei orizzonti oltre lo schermo di un pc o di un cellulare.

Recuperate la gioia di fare anche dell’altro: rimanete umani, ricchi d’animo, interessanti e qualche volta uscite da quell’ufficio alle 18. Ve lo dovete.

Scelte

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I più dicono che di fronte ai grandi bivi della vita si inneschino dei meccanismi tali per cui, in qualche modo, si arrivi a una scelta.

Non è però sbagliato pensare che una scelta vada fatta solo di fronte ai grandi bivi?

La vita è fatta di scelte, ogni giorno.. Che sia una decisione lavorativa o personale, che riguardi la spesa o argomenti più importanti siamo naturalmente portati a scegliere, spesso anche inconsciamente.

Quello che però spesso e volentieri ignoriamo è che qualsiasi cosa facciamo, qualsiasi cosa scegliamo escludiamo qualcos’altro.

Quando ordiniamo una pizza per cena rinunciamo a cucinarci un piatto di pasta (a meno di essere totalmente sbutriati=pozzi senza fondo).

Quando tagliamo i capelli, di solito senza esserne mai pienamente convinti, scegliamo di passare i mesi successivi a pentirci per la scelta fatta.

Quando amiamo, scegliamo di amare.

Quando perdiamo qualcuno che amiamo per ciò che abbiamo detto, fatto o non fatto, scegliamo di perderlo.

Quando non rispondiamo ai messaggi scegliamo di non rispondere.

Quando ci prendiamo una sbronza e la mattina successiva ci lamentiamo per il mal di testa e la nausea, abbiamo scelto di stare male.

Ognuno sceglie, convinto che ciò che fa e dice non abbia degli impatti su di sé o sugli altri.

Notiziona: ce li ha.

 

L’Amore (e le sue appendici)

pexels-photo-247932.jpegQuando penso all’Amore e a ciò che rappresenta (e che forse si dovrebbe riscoprire) la mente va inevitabilmente a Neruda.

Se avete la fortuna di amare qualcuno questa poesia è ciò che fa al caso vostro:

Ti amo in in modo inspiegabile.
In modo inconfessabile.
In modo contraddittorio.

Ti amo.

Con i miei stati d’animo che sono tanti.
E mutano di umore continuamente.
Per quello che già sai, il tempo, la vita, la morte.

Ti amo.

Con il mondo che non capisco,
con la gente la gente che non capisce,
con l’ambivalenza della mia anima,
con l’incoerenza delle mie azioni,
con la fatalità del destino,
con la cospirazione del desiderio,
con l’ambiguità dei fatti.
Anche quando ti dico che non ti amo
ti amo,
persino quando ti tradisco, non ti tradisco
nel profondo, porto avanti un piano,
per amarti di più.

Ti amo.

Senza riflettere, incoscientemente,
irresponsabilmente, spontaneamente,
involontariamente, per istinto,
per impulso, irrazionalmente.
In effetti non ho argomenti logici,
nemmeno improvvisati
per fondare questo amore che sento per te,
che sorse misteriosamente dal nulla,
che no ha risolto magicamente nulla,
e che miracolosamente, poco a poco, con poco e niente
ha migliorato il peggio di me.

Ti amo,

ti amo con un corpo che non pensa,
con un cuore che non ragiona,
con una testa che non coordina.

Ti amo,

incomprensibilmente,
senza chiedermi perché ti amo,
senza importarmi perché ti amo,
senza pormi dei dubbi sul perché ti amo.

Ti amo.

Semplicemente perché ti amo,
io stesso non so perché ti amo.

Pablo Neruda

La domanda, però, sorge spontanea: quanto in là sappiamo spingerci per Amore?

Ricordo con tanta nostalgia i tempi d’oro di MSN e della connessione internet a tempo.

Ricordo che avevo a disposizione mezz’ora di tempo la sera e in quel limitatissimo arco temporale riuscivo a concentrare il corteggiamento e lo scambio di gesti teneri e parole affettuose.

Avete mai la sensazione che adesso tutta questa tecnologia ci abbia reso la vita più difficile? Pensateci bene: prima i mezzi a disposizione erano nettamente inferiori, eppure si riusciva a far sentire la nostra dolce metà amata e corteggiata.

Adesso, invece, tanti social, tanti mezzi e poca sostanza.

Saremo diventati incapaci di amare?